C’è un angolo di Italia dove l’eccellenza nell’innovazione ci trasforma nel Paese leader nelle nuove tecnologie: Cameri e Candiolo sono separati da appena 129 km e costituiscono due esempi gemelli di come la creatività italiana riesce a imporsi sui più competitivi scenari della globalizzazione.
A Cameri sorge l’aeroporto militare, creato nel 1904, che ospita l’unico centro di produzione degli F-35 esistente in Europa. Si tratta del primo jet militare di quinta generazione, con una gittata di 1000 km, totalmente invisibile ad ogni tipo di radar esistente, costruito per poter operare come una centrale elettronica ad alta quota ovvero «connesso» ad altri sistemi d’arma in cielo, terra ed aria nonché destinato a diventare, nell’arco di pochi anni, il protagonista dell’interoperabilità fra le aviazioni dei Paesi alleati. La «Faco» piemontese dove viene assemblato è identica in tutto è per tutto a quella centrale di Fort Worth, in Texas, così come alla terza esistente in Giappone, ma con una sola differenza: tecnici, ingegneri e specialisti che la fanno funzionare sono italiani, laureati dalle nostre migliori università e destinati a rafforzare la spina dorsale della nostra industria aeronautica, così come italiane sono le centinaia di piccole e medie aziende che alimentano la «Faco» con forniture di ogni genere. A Cameri vengono costruite le ali degli F-35 e vengono assemblati i velivoli destinati a più Paesi europei: sul mercato dell’aviazione significa aver la stessa capacità che, nel settore telefonico, hanno gli impianti più avanzati di smartphone dei giganti digitali. Basta guardare la cabina di pilotaggio di un F-35 per rendersi conto che rappresenta una rivoluzione epocale rispetto ad ogni precedente: lo schermo hi-tech sostituisce i tradizionali indicatori e comandi.
A Candiolo la realtà è, se possibile, ancor più avveniristica: l’istituto per la lotta ai tumori è dotato della tecnologia più avanzata esistente al mondo, grazie alla quale gestirà da gennaio una sesta sala operatoria altamente innovativa, modernissimo esempio di progettazione medico-ingegneristica al servizio di una medicina oncologica che si distingue anche per interventi chirurgici sempre più mini-invasivi per poter garantire effetti radicali e tempi brevi nel recupero. Il tutto grazie ad un network di collaborazioni internazionali con istituti di primo livello come il Karolinska Instituet (Svezia), il Nicholson Center (Florida) ed il MD Anderson Cancer Center (Texas) che consente a 350 ricercatori in 20 laboratori di poter condividere le migliori tecnologie esistenti al mondo. E poi c’è il vivaio di nuovi talenti medici ovvero il «Simulation Center» dove i giovani possono formarsi apprendendo dalle migliori menti nel campo della lotta ai tumori.
Alcuni giorni fa mi è capitato di spostarmi nell’arco di poche ore fra Cameri e Candiolo ed ho avuto l’impressione, forte e chiara, di trovarmi immerso in un’Italia protagonista dell’innovazione: i tecnici che dominano la tecnologia degli F-35 ed i ricercatori che sviluppano la ricerca oncologica sono in gran parte trentenni, lavorano immersi nella competizione internazionale, escono dai nostri atenei e vedono il loro futuro nel nostro Paese. Sono volti e storie di un’Italia che dobbiamo imparare a conoscere ed apprezzare di più: perché dimostra una capacità di affermarsi, grazie a lavoro duro e qualità delle conoscenze, che costituisce il nostro patrimonio più prezioso.