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Quinta puntata – Tumori gastroesofagei

“Sul Tumore Facciamo Rumore”: abbiamo dedicato il quinto episodio della nostra rubrica ai tumori gastro-esofagei

Cosa dobbiamo sapere sui tumori gastro-esofagei? Che incidenza hanno? Quali sono i fattori di rischio? Come si curano? Sono alcune delle domande che la nostra madrina Cristina Chiabotto ha fatto alla Dottoressa Elisabetta Fenocchio, oncologa dell’Istituto di Candiolo – IRCCS.

Scopri tutte le risposte a queste importanti domande guardando l’approfondimento e continua a seguirci, a informarti e a sostenere la ricerca sul cancro.

 

 

Leggi qui l’intervista completa:

Cristina Chiabotto: Ciao a tutti, benvenuti sulla rubrica Sul Tumore Facciamo Rumore. Oggi siamo con la dottoressa Elisabetta Fenocchio, oncologo referente per le neoplasie gastroenterite. Buongiorno dottoressa. Allora, quando si sente parlare di tumori gastro esofagei, che cosa si intende?

Dr.ssa Elisabetta Fenocchio: Si intendono dei tumori che insorgono nella prima parte del nostro sistema digerente, quindi nella parte dell’esofago, che è questo tubo che collega la bocca allo stomaco, che è questo organo che a forma di sacco e che si colloca proprio sotto il nostro sterno, quindi centralmente rispetto al nostro torace. Sono dei tumori che per fortuna non sono molto frequenti e in particolare il tumore dell’esofago è uno dei più rari. Si tratta di tumori che tendono a colpire solitamente il sesso maschile, soprattutto intorno all’età di 70 anni. Per fortuna negli ultimi anni si è assistito a una riduzione progressiva dell’incidenza di questi tumori, quindi abbiamo visto negli ultimi 15 – 20 anni una riduzione dei casi di tumore dello stomaco e di tumore dell’esofago. Questo perché siamo stati in grado di individuare quelli che sono i principali fattori di rischio di questi tumori e siamo riusciti ad attivare una tecnica di prevenzione molto efficace.

Cristina Chiabotto: Chi è più in pericolo di ammalarsi?

Dr.ssa Elisabetta Fenocchio: Le persone che sono più in pericolo di ammalarsi sono quelli che hanno dei fattori di rischio. I fattori di rischio sono di solito molti, quindi non è presente un fattore di rischio esclusivo che provoca per forza un tumore che si dice che sia una genesi multifattoriale. Tuttavia abbiamo dei fattori di rischio peculiari per ogni sede di tumore. L’esofago, solitamente, vede nei suoi principali fattori di rischio quelle sostanze che possono andare a bruciare la mucosa, la parete interna, per cui i cibi troppo caldi, le bevande troppo calde e naturalmente, anche le bevande alcoliche. Poi scendendo sulla giunzione gastro esofagea, un piccolo anellino che riesce a mettere in collegamento i due organi, abbiamo il reflusso gastroesofageo che è una patologia molto diffusa che però, se curata bene, non porta a nessun tipo di ripercussione negativa. Tuttavia, ci sono alcuni casi in cui, per qualche motivo, non viene riconosciuta o non viene curata nel modo corretto, può condurre a una esofagite cronica che viene chiamata esofagite di Barrett e in questo caso può, con il passare del tempo, portare all’insorgenza di lesioni precancerose e poi eventualmente anche di tumori di questa piccola parte. Infine, il tumore dello stomaco che ha come principale fattore di rischio un batterio che si chiama Helicobacter Pylori. In questo caso abbiamo la possibilità di diagnosticarla molto facilmente anche con delle tecniche poco invasive, come per esempio il test del respiro o la ricerca di questi tracce di questo batterio sulle feci e , una volta riscontrato, riusciamo a debellarlo facilmente con una terapia antibiotica e una terapia anti acida. E questo è quello che ci ha permesso di ridurre tantissimo l’incidenza di questo tumore, proprio perché ormai siamo diventati molto bravi a riconoscere questa infezione e a curarla prima che induca a una gastrite cronica, il principale fattore di rischio per il tumore dello stomaco. Un altro elemento importante è l’alimentazione: esistono cibi particolari e cotture particolari, come la cottura alla griglia o come la consumazione di cibi affumicati che possono portare a un aumentato rischio di sviluppare questo tipo di neoplasia e quindi in questo caso dobbiamo cercare di limitare il consumo di queste sostanze. Infine, il fumo. Il fumo è il principale fattore di rischio dell’esofago ma anche del tumore dello stomaco. Si stima infatti che un fumatore abbia un rischio di sviluppare questo tipo di tumore da 7 a 10 volte superiore rispetto a quello di un non fumatore e quindi questo è un fattore di rischio molto importante che dovremo cercare di eliminare.

Cristina Chiabotto: Cosa possiamo fare per proteggerci dall’insorgenza di questo tumore?

Dr.ssa Elisabetta Fenocchio: Dobbiamo cercare di limitare tutti quelli che sono i fattori di rischio che abbiamo fino adesso elencato. Quindi in realtà l’approccio è molto semplice e si riassume in due parole: dieta mediterranea. L’alimentazione è fondamentale per prevenire questo tipo di tumore, quindi dobbiamo cercare di aumentare il consumo di frutta e verdura fino a raggiungere queste cinque porzioni giornaliere. Complessivamente, ridurre il consumo di carne rossa fino a un massimo di 70 grammi a settimana, se ci è possibile, e ridurre il consumo degli insaccati, in particolare i salumi, fino a un massimo di 50 grammi a settimana. Questo ci permette di raggiungere quella che è una dieta mediterranea, quindi una dieta sana. Che questa dieta ci protegga da questo tipo di tumore è facilmente intuibile dalla distribuzione di questo tipo di tumore sul territorio. Infatti abbiamo una maggiore incidenza, quindi più casi di tumore allo stomaco e all’esofago nei paesi e nelle regioni del nord e del centro, e molti meno casi nelle regioni del sud e nelle isole dove la dieta mediterranea è generalmente più diffusa.

Cristina Chiabotto:Questo è molto, molto interessante. Prossima domanda: quali terapie abbiamo a disposizione per combattere questo tumore?

Dr.ssa Elisabetta Fenocchio: Abbiamo a disposizione diverse terapie. Si tratta di un tumore complesso per cui dev’essere seguito in centri che abbiano un elevato volume e un’elevata esperienza, proprio perché il paziente verrà seguito non solo da un professionista sanitario ma da un’equipe, un team multidisciplinare, che quindi avrà diverse figure mediche con diverse specialità e diverse figure para mediche come infermieri, nutrizionisti, ma anche psico oncologi, che seguiranno per tutto il percorso terapeutico il paziente nelle varie fasi. Il trattamento di una fase di tumore localizzata, si riferisce ad un tumore che si limita all’organo in cui è insorto, quindi allo stomaco o all’esofago, ed è un trattamento che prevede principalmente un intervento chirurgico, che poi è quasi sempre seguito e preceduto da dei cicli di chemioterapia. L’obiettivo di questa chemioterapia è quello di cercare di ridurre il tumore primitivo, quindi agevolando un po’ il lavoro di quello che sarà il chirurgo e poi cercare di ridurre il rischio di metastasi a distanza.

Cristina Chiabotto: L’ultima domanda è: quali terapie abbiamo a disposizione nei tumori in fase invece più avanzata?

Dr.ssa Elisabetta Fenocchio: I tumori in fase più avanzata sono dei tumori che non si limitano a essere nell’organo in cui sono insorti, quindi nello stomaco o nell’esofago, ma che hanno delle cellule che sono riuscite a raggiungere delle zone un pochino più lontane rispetto ai due organi primitivi, quindi dei linfonodi e degli organi a distanza. In questo caso il primo approccio terapeutico per questi pazienti è un approccio che viene definito “sistemico”: mediante l’utilizzo di farmaci riesce a raggiungere tutte le sedi del nostro organismo in cui si sono collocate le cellule tumorali e le elimina. In questo caso l’attore principale è la chemioterapia. Abbiamo delle combinazioni di chemioterapia anche di ultima generazione, che quindi sono più tollerabili rispetto a quelle che avevamo in passato. Da pochi anni abbiamo a disposizione, grazie al lavoro costante dei nostri ricercatori sia dell’Istituto di Candiolo – IRCCS che dei centri di ricerca principali italiani ma anche europei e mondiali, con i quali tra l’altro il nostro Istituto collabora, una nuova classe di farmaci che viene definita “biologica”. Questi farmaci sono molto più selettivi e sono in grado di andare a colpire solo le cellule tumorali. Questo ha permesso a noi oncologi di offrire un trattamento ai nostri pazienti che viene definito di medicina personalizzata. Quindi, per ogni paziente che ho davanti riesco ad avere un trattamento specifico e questo è possibile grazie a delle ricerche che noi facciamo sul tessuto tumorale. Facciamo delle analisi molecolari che cercano di andare a trovare delle mutazioni o delle alterazioni molecolari che i nostri farmaci sono in grado di individuare. I farmaci biologici individuano questa mutazione e riescono a colpire solo la cellula tumorale senza danneggiare le cellule sane. Questo ci permette di ridurre gli effetti collaterali. Un’altra classe di farmaci biologici che abbiamo a disposizione da poco tempo è l’immunoterapia: si tratta di un insieme di farmaci che sono in grado di andare a insegnare al nostro sistema immunitario, quindi alle nostre difese naturali, a riconoscere le cellule tumorali ed eliminarle. Tutto questo ci ha permesso negli ultimi anni di raggiungere dei risultati combinando la chemioterapia ai farmaci biologici senza precedenti e soprattutto a non gravare sugli effetti collaterali dei nostri pazienti, che possono quindi condurre una vita molto simile al precedente.

Cristina Chiabotto: Grazie alla Dottoressa Fenocchio. Appuntamento alla prossima puntata dove scopriremo qualcosa di più sulla ricerca all’Istituto di Candiolo, e mi raccomando tutti assieme “Sul Tumore Facciamo Rumore”. Grazie.